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Un’emittente radiofonica necessita di un centro di produzione,
che è grave; il luogo dove i vari conduttori realizzano, in diretta
o tramite registrazioni, i propri programmi (informazione, cultura,
musica…..).
Il centro di produzione si articola in diversi locali in ciascuno dei
quali gli operatori svolgono le proprie attività: produzione dei
notiziari, selezione dei brani musicali da trasmettere, realizzazione
dei palinsesti, registrazione dei messaggi pubblicitari, regia di messa
in onda, sala per interviste e dibattiti, sala per trasmissioni in diretta.
Il programma fornito dal centro di produzione è un segnale di tipo
elettrico, simile a quello che si genera all’interno di un registratore
o di un CD player, oppure al segnale elettrico generato da un microfono.
Per raggiungere la radio ricevente dell’ascoltatore tale segnale
ha ancora bisogno di trattamenti particolari. C’è bisogno
di un trasmettitore in grado di “lanciare” il messaggio verso
l’utente finale.
Il trasmettitore trasformerà il segnale elettrico del centro di
produzione in un campo elettromagnetico (che verrà successivamente
irradiato da un’antenna). Il trasmettitore che, in primissima approssimazione,
ricorda, a livello tecnologico, un grande televisore (con la differenza
che fa compiere al segnale un percorso esattamente inverso) può
essere, in linea di principio, installato in corrispondenza del centro
di produzione, ad esempio sul tetto dell’edificio.
In questo caso, però, il raggio di ascolto sarebbe alquanto limitato,
in quanto le onde elettromagnetiche si propagano come la luce, ovvero
arrivano fin dove c’è visibilità ottica. Ad esempio,
installando un trasmettitore in un palazzo di media altezza, si potrebbe
raggiungere soltanto la zona circostante, mentre installandolo in cima
ad una costruzione più alta si potrebbero raggiungere l'intera
città e dintorni. Un tale sito è l'ideale sede di un ripetitore
radio, in grado di ricevere il segnale dal centro di produzione ed irradiarlo.
All’interno di un ripetitore c’è un trasmettitore. Come
far giungere il segnale dal centro di produzione al ripetitore? Occorre
un ponte radio in grado di trasmettere il segnale senza impiego di fili.
In questo modo il segnale potrà essere diffuso dal centro di produzione
al ripetitore, ovvero a tutti i ripetitori distribuiti sul territorio,
senza dover ricorrere a collegamenti a filo.
In realtà, per far giungere il segnale “forte e chiaro”
in aree molto vaste (ad esempio una regione, o un’intera nazione)
occorrono molti ripetitori, in quanto la visibilità ottica da ciascuno
di essi consentirà di coprire un’area che, nel migliore dei
casi, potrà avere un raggio di circa 100 - 200 Km a seconda della
sua altezza sul livello del mare. Anche se risulta possibile, almeno in
assenza di disturbi, coprire un'intera regione installando un ripetitore
su una collina o una montagna, in pratica spesso sono necessari più
impianti.
Grandi emittenti contano oltre 500 ripetitori sparsi per tutto il territorio
nazionale.
Naturalmente, per far giungere il segnale a ciascuno dei ripetitori occorrerà
una strategia più complessa della semplice trasmissione in ponte
radio dal centro di produzione in quanto si possono raggiungere solo i
ripetitori in portata ottica. La soluzione consiste nell'installazione
di stazioni intermedie fino a creare una dorsale costituita da un elevato
numero di ponti radio in grado di far giungere il segnale da diffondere
ai vari ripetitori sparsi sul territorio. Tipicamente una rete di 500
ripetitori richiede di installare circa 300 ponti radio.
Ma entriamo all’interno del singolo ripetitore, uno di quelli che
fa giungere il segnale direttamente alla radio ricevente. Il ripetitore
è costituito da un ricevitore, che è la parte terminale
del ponte radio, che “cattura” l’onda elettromagnetica
proveniente dal centro di produzione o dalla dorsale di ponti radio, e
la applica ad un eccitatore o modulatore, in grado di generare un segnale
che può essere, in linea di principio, già applicabile ad
un’antenna trasmittente. Naturalmente, maggiore sarà la potenza
del modulatore, maggiore sarà l’intensità del campo
elettromagnetico, e quindi dell’area di ascolto. Per questo si utilizza
un amplificatore in grado di aumentare a volontà la potenza del
modulatore. Tale amplificatore può essere realizzato con diverse
tecnologie, ed esempio a stato solido o a valvola (come le vecchie radio).
Un amplificatore a valvole presenta alcuni vantaggi e molti svantaggi.
Tra i vantaggi, forse l’unico, possiamo ricordare il costo relativamente
modesto, che consente l’acquisto anche da parte di emittenti con
limitate risorse economiche. Tra gli svantaggi dobbiamo annoverare l’elevato
rischio di manutenzione (circa 10.000 Volt all’interno dell’apparato),
la frequenza ed il costo della manutenzione, l’elevato costo di gestione
(la valvola ha una durata media di un anno), la frequenza relativamente
elevata dei guasti a causa delle elevate tensioni cui è sottoposta
la componentistica elettronica, la necessità di spegnere l’apparato
in caso di guasto o di manutenzione ordinaria.
Amplificatori a Stato Solido
Gli amplificatori a stato solido hanno il vantaggio di utilizzare circuiti
a bassa tensione (quindi statisticamente meno soggetti a rotture), che
presentano rischi decisamente più ridotti per il personale addetto
alla manutenzione, e che, grazie ad una architettura basata sul frazionamento
dei circuiti di amplificazione e di alimentazione, garantiscono il funzionamento,
sebbene a potenza ridotta, anche in caso di avaria di alcuni blocchi,
chiamati moduli.
La manutenzione o la riparazione può quindi essere effettuata semplicemente
asportando il o i moduli rotti e sostituendoli con altri funzionanti,
differendo la riparazione vera e propria ad un secondo momento, in laboratorio.
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